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lunedì 22 giugno 2009

Referenze Mapei: Lanificio 25

Il cuore di Napoli. Il pensiero va a un luogo reale e metaforico di grande attività, vivace, talvolta un po’ caotico.
“Ho da fare!” si dice (a Napoli lo dicono meglio, “tengo a che ‘ffa”). Ed è nel destino del Lanificio 25 darsi da fare. Quello che nell’ottocento era il Lanificio Sava (ospitato all’interno di una corte che aveva originariamente il numero civico 25), è oggi diventato la vivacissima sede delle attività culturali legate a un’associazione non profit, la Carlo Rendano Association. Fondata nel 1996, l’associazione ha operato per oltre sei anni organizzando importanti manifestazioni e convegni nell’ambito socio-sanitario; nel 2002 si è trasferita a Napoli e ha abbracciato la cultura come principale attività. Come si racconta sul sito www.cra.na.it, la storia del Lanificio 25 (che è una delle sedi dell’associazione, l’altra è uno spazio polifunzionale, sempre nel capoluogo partenopeo, chiamato “Trip” e diretto da Katià Bazzocchi) è cominciata con una ciminiera, un quartiere popolare di Napoli e un chirurgo. La ciminiera è quella che, dal 1824 al 1860, ha alimentato il Lanificio Sava, che era stato eretto nel contesto cinquecentesco del chiostro della chiesa di Santa Caterina a Formello. Una ciminiera che si innalza per quaranta metri sopra la zona di Porta Capuana, quel quartiere così pulsante e disordinatamente vivace del quale si diceva più sopra. E poi c’è il chirurgo, Franco Rendano, che nel 2005 decise di intervenire su un corpo fatto di pietra e mattoni; (l’ex Lanificio, appunto), per farne una struttura che, abbandonata da tempo la produzione della lana, torni a produrre: arte, questa volta. Lo spazio del Lanificio 25 si estende per 577 m2 (dei quali 230 coperti e 347 di cortile) e ospita uno spazio laboratorio (sia per la creazione sia per la produzione), dove artisti italiani e stranieri possono dar vita alle loro opere, un atelier in piena regola con tanto di buvette.
Inaugurato già il 15 maggio 2006 svolge un’attività molto intensa e organizza spettacoli, mostre, meeting, concerti, proiezioni e altre attività di interesse culturale e artistico.

Ritrovare un fascino antico
Si tratta di un luogo molto suggestivo, situato in uno dei contesti di archeologia industriale più affascinanti e rari di Napoli, in un angolo nascosto della città antica di tufo e piperno, consunta dal tempo e annerita dalla fuliggine, cresciuta su se stessa, strato su strato.
Lo spazio è stato recuperato salvaguardando la struttura originaria, la bella ciminiera e i dettagli dell’epoca come l’antica iscrizione “Lanificio”, le robuste travi lignee e le vasche dove si lavava la lana. Ma per ottenere questo risultato ci si è dovuti dar da fare e, come spesso succede, Mapei ha contribuito a fare in modo di raggiungere l’obiettivo.
Quando sono iniziati i lavori, nel 2006, il lanificio era abbandonato da tempo e versava in uno stato di degrado. Le pavimentazioni, realizzate con i tradizionali “basoli” (il basolo o basola è una lastra di roccia di origine vulcanica di grandi dimensioni, impiegata di solito per le pavimentazioni stradali), sono rimaste quelle originali ma è stato necessario intervenire su tutte le pareti, che si presentavano ammalorate a causa dell’umidità di risalita capillare.
La prima fase di intervento è stata quindi la pulitura dei muri e l’impresa Ciro Raniero, di Napoli, ha provveduto con bagnatura a pompa.
In un primo momento la proprietà aveva pensato di ricoprire le pareti con pannelli di fibrocemento. La scelta è stata scartata per due motivi. Il primo motivo era che la scelta dei pannelli avrebbe impedito la traspirazione dei muri che, come si è detto, erano interessati dal fenomeno dell’umidità di risalita. Il secondo motivo era che, trattandosi di una costruzione antica, i muri erano stati costruiti con la calce che - a causa delle piogge acide provocate dall’inquinamento e dell’umidità di risalita - si era completamente degradata.
Questo, nel caso di utilizzo di un comune intonaco, entrando in contatto col cemento – oltre a una deleteria azione espansiva – avrebbe dato luogo per reazione chimica alla formazione di ettringite, con la conseguente distruzione definitiva del muro.

La soluzione di recupero è stata MAPE-ANTIQUE
La soluzione ottimale è stata, invece, ricorrere ai prodotti della linea MAPE-ANTIQUE che sono esenti da cemento e a base di calce ed Eco-Pozzolana, una caratteristica che conferisce ai prodotti della linea un’elevata resistenza chimico fisica a tutti i sali solubili presenti nelle murature, raggiunta in tempi molto brevi. Inoltre, i prodotti della linea MAPE-ANTIQUE hanno una struttura a macropori in grado di consentire sia l’evaporazione dell’umidità contenuta nella muratura - assicurando la rapida asciugatura della struttura interessata dall’umidità - sia la cristallizzazione dei sali al suo interno senza produrre tensioni che possano danneggiare l’intonaco.
La soluzione MAPE-ANTIQUE si presentava quindi efficace, anche se un po’ “sfidante” visto che i posatori della Ciro Raniero di Napoli usavano la linea per la prima volta: gli addetti hanno dovuto fare “esperienza sul campo” per utilizzarla al meglio. Un’esperienza che si è rivelata molto positiva, sia per quanto riguarda i risultati, sia per la facilità di applicazione che gli addetti ai lavori hanno potuto constatare.
È stata quindi applicata MAPE-ANTIQUE RINZAFFO, malta premiscelata,“sali resistente”, di colore chiaro, esente da cemento, da applicare prima di realizzare intonaci deumidificanti. Si è passati poi all’impiego di MAPE-ANTIQUE MC, malta premiscelata deumidificante di colore chiaro, esente da cemento, per il risanamento delle murature umide in pietra, mattone e tufo.

Come si è detto, la costruzione era interessata da una forte umidità di risalita capillare e negli interventi di deumidificazione eseguiti con i prodotti della linea MAPE-ANTIQUE l’elevata traspirabilità al vapore delle finiture si è rivelata una caratteristica molto importante. La soluzione per la pittura e la finitura non poteva quindi essere che usare i prodotti della linea SILEXCOLOR, che consentono la traspirazione. È stato quindi utilizzato SILEXCOLOR TONACHINO, rivestimento minerale in pasta ai silicati, protettivo, decorativo e traspirante per esterni e interni che, nel caso specifico, è stato applicato anche sui vecchi intonaci per proteggerli e decorarli.
Prima di passare alla pittura finale è stato steso il SILEXCOLOR PRIMER, fondo a base di silicato di potassio modificato in soluzione acquosa per la preparazione del supporto.
Il passaggio successivo è stata la stesura di SILEXCOLOR PITTURA, pittura di protezione e decorazione traspirante a base di silicato, per intonaci cementizi o calce, all’esterno all’interno.
Il risultato è stato all’altezza delle aspettative di chi aveva pensato di fare dell’ex Lanificio Sava, poi ribattezzato Lanificio 25, un luogo di sperimentazione.


Francesca Rendano, figlia di Franco, è direttore artistico del Lanificio 25 e organizzatrice delle attività che vi si svolgono: “Avevo già iniziato a lavorare sul progetto di un luogo che potesse costituire un centro di sperimentazione ed elaborazione per artisti interessati a confrontarsi sulle forme e i linguaggi dell’arte a Milano, con l’iniziativa “Dulzotica”, spazio che era stato aperto dalla Carlo Rendano Association. Abbiamo voluto quindi impiantare questa idea a Napoli e gli spazi dell’ex Lanificio Sava ce ne hanno offerto la possibilità”.
Il darsi da fare, l’attività continua è quindi nel dna del Lanificio e, come si dice, “non si vive di solo pane” ma anche di arte e cultura. Come succede al Lanificio 25.