lunedì 1 marzo 2010

Per le costruzioni record di fallimenti nel 2009

Sono oltre 9 mila le imprese italiane fallite nel 2009. Nell'anno della crisi i fallimenti sono aumentati del 23% rispetto al 2008. Più colpito il settore industriale, con la manifattura e le costruzioni, le piccole medie imprese e il Nord del Paese. E' quanto emerge dai dati del Cerved Group. Negli ultimi tre mesi dello scorso anno sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, un valore del 15% superiore rispetto allo stesso trimestre del 2008, che aveva fatto registrare un incremento del 43% rispetto al 2007.

 

L'aumento dei fallimenti è stato particolarmente elevato tra le società di capitale ( 25%), mentre le società di persone, le imprese individuali e le altre forme giuridiche fanno registrare tassi inferiori alla media, ma comunque a due cifre, con incrementi rispettivamente del 21%, del 15% e del 17%. Con un aumento del 33% dei fallimenti negli ultimi tre mesi del 2009, le costruzioni risultano il settore che conta il maggior incremento di procedure nel corso dei dodici mesi ( 31%), seguite dall'industria ( 26% tra 2009 e 2008), dalle attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e informatica ( 24%), dagli altri comparti ( 20%), dagli esercizi ricettivi, i trasporti e le comunicazioni ( 18%).

 

Rispetto al numero di imprese registrate, si rileva nel rapporto, è l'industria il settore più colpito: con oltre 31 imprese fallite su 10 mila registrate, la manifattura precede le costruzioni (22), gli esercizi ricettivi, i trasporti e le comunicazioni (15), le attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e l'informatica (11), gli altri settori (6). Nell'ambito della manifattura, è la produzione di gomma e plastica il comparto che più ha risentito dell'ondata dei fallimenti del 2009. L'impennata dei fallimenti ha toccato soprattutto il Nord. Secondo lo studio del Cerved Group, con un incremento del 25% nell'ultima parte dell'anno, nel 2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel Nord Est del 26% ( 15% nell'ultimo trimestre), nel Centro del 16% ( 12%), nel Sud e nelle Isole del 16,3% ( 7%).

 

Ad eccezione del Molise, in cui il numero di fallimenti del 2009 è inferiore rispetto a quelli del 2008 (-17%), e della Basilicata ( 2%), l'incremento delle procedure ha fatto registrare ovunque tassi a due cifre con aumenti particolarmente elevati in Liguria ( 48%), in Piemonte ( 38%), nel Friuli ( 36%), nelle Marche ( 33%), in Emilia Romagna ( 33%), e in Lombardia ( 30%). Rispetto alle imprese presenti sul territorio, è il Friuli la regione maggiormente colpita dai fallimenti (insolvency ratio pari a 22), seguita dalla Lombardia (20) e dall'Umbria (20).

 

Le statistiche per dimensione di impresa, da un lato, confermano che i fallimenti toccano soprattutto aziende di piccola dimensione (il 75% delle società di capitale ha un attivo inferiore a 2 milioni di euro tre anni prima dell'insorgere della crisi) e, dall'altro, indicano che i fallimenti sono cresciuti sia tra le piccole che tra le grandi imprese. Sono aumentati del 19% tra le aziende che non hanno presentato un bilancio, del 23% tra quelle con un attivo inferiore a 2 milioni di euro, del 41% tra quelle con attivo compreso tra 2 e 10 milioni, del 44% per la fascia 10-50 milioni e del 20% per le società maggiori.

 

Secondo gli archivi di Cerved Group, negli ultimi tre mesi del 2009 le imprese italiane hanno presentato 243 domande di concordato preventivo ( 33% rispetto al quarto trimestre del 2008), portando il complesso delle domande del 2009 a oltre 900 ( 62% rispetto al 2008). Oltre la metà delle richieste di concordato è stata presentata da imprese manifatturiere (il 53%), con un incremento del 71% rispetto al 2008. I concordati sono cresciuti del 53% tra gli esercizi commerciali, le aziende dei trasporti e delle comunicazioni, dell'87% tra le imprese di costruzione, del 25% nelle attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e nell'informatica, del 37% negli altri comparti.

 

(fonte  Cerved - ADN Kronos)