L'impermeabilizzazione a sistema
Quando si progetta una copertura o meglio “un sistema di copertura continua nel suo complesso” spesso la progettazione viene eseguita con vari interventi di specialisti non coordinati tra loro nelle diverse scelte, con conseguenze facilmente immaginabili.
Lo strutturista definirà e progetterà il solaio di copertura, magari scegliendo per motivazioni tecnico-economiche un solaio alleggerito con blocchi polistirene espanso sinterizzato rigenerato. Il termotecnico verificherà se la resistenza termica del solaio, nel suo complesso, risponde alle esigenze normative locali e nel migliore dei casi farà una verifica del condensato, con il famigerato diagramma di Glaser, magari considerando “per maggiore sicurezza” il valore della resistenza termica del solario tendente a 0, anche se è stato previsto dallo strutturista un solaio alleggerito con blocchi polistirene espanso sinterizzato rigenerato (con resistenza termica propria molto alta).
Per motivazioni di carattere tecnico-economiche o per simpatia verso la marca o il rappresentante del prodotto, il termotecnico sceglierà un prodotto termoisolante, in pannelli, magari non proprio compatibile con la soluzione che verrà successivamente scelta per la stratigrafia impermeabile e l’utilizzo finale della copertura (compressione, resistenza al calore, compatibilità chimica-fi sica, ecc.) oppure, per motivazioni solo economiche, trasformerà il massetto di pendenza precedentemente previsto in cls. in materiale alleggerito (argilla espansa imboiaccata, cemento cellulare, cemento additivato con sfere di polistirene espanso, ecc.), conferendogli anche la funzione di elemento termoisolante. Il progettista dell’edificio, d’accordo con il costruttore deciderà la presenza o meno del massetto di pendenza, la sua pendenza, il posizionamento nel sistema di copertura (sopra o sotto l’elemento termoisolante) e la sua costituzione, non tenendo conto, delle possibili “incompatibilità termoigrometriche” con il sistema di copertura e fisiche-chimiche con l’elemento di tenuta. Sempre il progettista dell’edificio, d’accordo con la proprietà o l’utilizzatore finale definirà la protezione finale del sistema di copertura, a secondo del suo utilizzo (verniciatura riflettente, ardesiato, quadrotti posati su sostegni, autobloccanti, pavimentazione allettata su malta, ecc.), non tenendo conto, delle possibili incompatibilità con gli strati immediatamente sottostanti: l’elemento di tenuta e l’elemento termoisolante (incompatibilità di compressione, dilatazione ed adesione, ecc).
Talvolta l’architetto progettista incaricato della “Direzione Artistica” con velleità di creare “grande architettura innovativa” griderà “Anatema!!!” alla visione dei risvolti verticali impermeabili fuoriuscenti dalla quota della pavimentazione e li farà eliminare (o addirittura semplicemente tagliare a pavimentazione eseguita) per non rovinare “la sua opera d’arte” e/o pretenderà per lo stesso principio di carattere “estetico” che le facciate vetrate terminino esattamente alla quota della pavimentazione esterna, con conseguente certa futura infiltrazione di acqua attraverso queste linee di contenimento, ma pretendendo al contempo la “garanzia decennale di tenuta dell’impermeabilizzazione”. Finalmente all’impermeabilizzatore viene affidato l’ingrato compito di progettare una soluzione d’impermeabilizzazione (elemento di tenuta) che sia compatibile con tutte le scelte finali (già fatte, in precedenza, da altri tecnici, senza neppure essere stato interpellato) e che ovviamente “sia garantita per almeno dieci anni”, magari con polizza assicurativa o fidejussoria e con pena in caso di infiltrazioni (qualunque esse siano, anche causate da condensa!) di almeno cento frustate ed ovviamente il mancato pagamento.
Dulcis in fundo arriva, a copertura ormai completata e magari anche funzionante sotto tutti gli aspetti (compreso quello termoigrometrico) l’arredatore e/o il tecnico dell’acustica che decidono di inserire all’intradosso della copertura, sicuramente per motivi tecnici e/o estetici, un controsoffitto, con interposto uno spessore di lana minerale o di vetro, modificando così totalmente il diagramma delle variazioni delle temperature nei vari elementi o strati costituenti il sistema di copertura e pertanto le condizioni termoigrometriche. In tal modo si possono causare fenomeni di condensa, specie nel solaio di copertura e quindi a plafone dello stesso, dove il termotecnico (ovviamente non informato della presenza del controsoffitto) aveva dimostrato con il “diagramma di Glaser” che ci sarebbe sempre stato “secco quasi desertico”.
Ad opera finalmente eseguita, consegnata e pienamente utilizzata e dopo qualche anno (almeno si spera!) arriverà certamente il manutentore il quale si accorgerà di non poter eseguire il suo lavoro di riparazione o rifacimento, perché tutti i Progettisti intervenuti non hanno tenuto conto dell’accessibilità all’elemento di tenuta, agli scarichi, agli altri elementi accessori della copertura e soprattutto alla superficie d’impermeabilizzazione sottostante gli impianti di condizionamento.
Infatti, come assai spesso, purtroppo succede, l’Impiantista, a copertura totalmente finita, compresa protezione superficiale, ha fatto montare a 3 cm d’altezza, rispetto al piano di scorrimento delle acque, una selva di macchinari, tubazioni, ecc. ovviamente non rimovibili salvo costi proibitivi. Niente paura, esiste sempre il popolo dei “Puffi”, nanerottoli blu di altezza minima che vivono nei boschi canadesi, ed anche tra loro ci sono sicuramente gli Impermeabilizzatori …. con dei piccolissimi bruciatori!
Cosa significa, in parole povere, tutto questo? Che progettare una copertura non è semplicemente tracciare con AutoCad una linea tratteggiata su un disegno, ma è una cosa estremamente seria ed anche in qualche modo complessa, che necessita di un’attenta analisi di tutte le componenti, partendo come si usa dire “dall’aria sotto la copertura all’aria sopra la copertura” ed è soprattutto “coordinamento di progettazione” tra i vari tecnici incaricati.
Arch. Antonio Broccolino








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