Cave ripristinate, spazi ritrovati
In Holcim nella gestione delle loro cave e miniere attribuiscono notevole importanza al loro recupero ambientale e lo eseguono con un forte senso di responsabilità, utilizzando le più moderne tecnologie e procedure disponibili e avvalendoci della vasta esperienza acquisita negli anni in Italia e nel loro Gruppo nel mondo.
Sono consapevoli del fatto che l’attività estrattiva necessaria per l’approvvigionamento delle materie prime impiegate nella produzione del cemento modifica il paesaggio e consideriano le opere di recupero ambientale non tanto degli interventi volti al mascheramento delle alterazioni create, bensì delle occasioni per creare valore naturalistico adottando soluzioni impiantistiche del verde che permettano un più ampio utilizzo sociale degli spazi da parte della collettività.
Il loro approccio di progettazione delle attività estrattive, in questo senso, ha subito negli anni una notevole evoluzione tanto che oggi pianificano la coltivazione delle loro cave e miniere cercando non soltanto di ottimizzare i risultati dal punto di vista minerario, ma anche di tenere presente fin dal principio la necessità di creare nuove forme e spazi che possano essere usati dalla collettività al termine dell’attività estrattiva. Per questo, già in fase di progettazione, adattiano il piano di coltivazione disegnando sin dall’inizio una morfologia che cerca un compromesso con quello che sarà il recupero del sito e che crea spazi, accessi, luoghi e pendenze meno verticali.
Si pensa quindi ad un piano di recupero di tipo naturalistico che preveda il progressivo reinserimento dell’area nel contesto ambientale e nel tessuto sociale del territorio secondo anche i nuovi concetti di pianificazione territoriale.
Ogni attività di coltivazione produce una ferita che segna i margini di un’evidente irreversibilità del paesaggio. Un’irreversibilità che nessun intervento di ripristino potrà mai vincere. Quello che segue alla coltivazione è sempre e, necessariamente, un altro paesaggio. L’idea di poter riconsegnare il luogo a una condizione ex ante è una chimera.
La responsabilità nella trasformazione delle materie prime e l’etica del progetto sono alla base della problematica dei grandi impianti estrattivi e produttivi. La cava non è soltanto un luogo di estrazione di materiale naturale ma va progettata come scenario, come una scultura territoriale. La cava assume le sembianze di uno spazio ritrovato. Di conseguenza l’orizzonte di pensiero deve mirare a consegnare degli scenari di paesaggi futuri.
Riqualificare il rapporto tra luogo e le comunità insediate senza sopprimere in toto la fisicità del sito di coltivazione, questa è la filosofia di HOLCIM.









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