mercoledì 30 novembre 2011

Pubblica amministrazione: sale a 40mila euro il credito medio vantato dalle imprese

Gestire una piccola impresa in Italia è come nuotare in un mare di squali con un peso alle caviglie. Chi riesce a non andare a fondo, fa una fatica immensa. Le piccole e micro imprese italiane, che rappresentano il 99,4% del totale delle aziende attive, sono frenate soprattutto dalla burocrazia, ancora troppo poco snella secondo i risultati della sesta edizione del dossier "Imprese e burocrazia" realizzato da Promo Pa Fondazione.

 

Il rapporto

Nel rapporto si evidenzia come l'incidenza dei costi per gli adempimenti amministrativi sui ricavi sia ancora troppo alta, nonostante le semplificazioni finora attuate dai vari governi che si sono succeduti. I risultati dell'indagine mostrano che l'indice relativo all'incidenza dei costi sul fatturato delle imprese al di sotto dei 50 dipendenti è in costante aumento: nel 2010 era pari al 7,3% e nel 2011 ha raggiunto i 7,4 punti percentuali. «Soprattutto per le imprese più piccole, - spiega Gaetano Scognamiglio, presidente di Promo Pa Fondazione - si èvisto che i vari tentativi di semplificazione non hanno funzionato».

«La burocrazia - afferma il segretario generale della Camera di Commercio di Milano, Pier Andrea Chevallard - ha ormai una accezione negativa, ma è un meccanismo necessario a qualunque sistema economico evoluto. Il punto è che dovrebbe essere il più possibile utile, efficiente ed essenziale. Una delle cause dello svantaggio competitivo dell'Italia è determinata proprio dall'eccesso di burocrazia».

Uno dei focus della ricerca relativa al 2011 riguarda le inadempienze delle pubbliche amministrazioni, campo nel quale la situazione ènettamente peggiorata rispetto all'anno precedente. Prima di tutto, è aumentato il ritardo con cui le Pa pagano i propri debiti alle imprese: le aziende dichiarano di riscuotere in media con un ritardo di 162,2 giorni.

Ancora una volta i più piccoli sono i più penalizzati, con una media di 175 giorni di ritardo. Il settore in cui l'attesa per la riscossione dei crediti si fa più lunga è quello dei servizi. I ritardi non sono addebitabili alla singola amministrazione, ma dipendono dal Patto di stabilità, che vincola le Pa, e dall'aumento degli adempimenti necessari a un ente pubblico per mettere in pagamento una somma.

 

L'impatto sulle imprese

«La situazione dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione - spiega Roberto Camisi, segretario generale della Camera di Commercio di Lucca - aggrava la già critica difficoltà che le imprese devono fronteggiare sul tema della liquidità e dell'accesso al credito. Oggi i tempi di riscossione si sono allungati anche nelle transazioni tra privati, il sistema bancario ha ridotto le disponibilit' di credito e ne ha aumentato i costi. Il sistema pubblico, che dovrebbe contribuire ad alleviare i problemi di liquidità delle imprese, è diventato invece il primo soggetto a ritardare i pagamenti. Questa situazione porterà riduzione di competitività, possibili insolvenze di centinaia di imprese, incremento dei prezzi e conseguente aumento dell'inflazione». Ad aver maturato crediti nei confronti delle pa sono state, nel 2011, il 49% delle piccole e micro imprese, e il debito medio è pari a 39.051 euro. Complessivamente, i crediti incidono sulle imprese di modeste dimensioni per 10 milioni di euro (contro gli 8,4 milioni del 2010).

 

Il ruolo delle Cdc

Nel 2011 è risultato strategico il ruolo delle Camere di Commercio, interlocutore privilegiato per le piccole imprese in cerca di aiuto nel dialogo con la pubblica amministrazione. In percentuale, infatti, il 54,4% dei contatti con gli uffici pubblici vede protagoniste le Camere di Commercio, seguite dall'agenzia delle Entrate (52,1%) e dai Comuni (48,9%). Le Camere di Commercio sono fondamentali per la vita delle pmi, anche se ci sono ambiti in cui nemmeno il supporto degli enti camerali aiuta. E' il caso degli appalti pubblici, che secondo le indicazioni della Commissione europea dovrebbero rappresentare la leva più importante per riattivare la crescita economica a livello europeo. L'Italia è ben lontana da questo risultato: nella classifica

dei Paesi in cui le piccole imprese partecipano più frequentemente alle gare pubbliche, l'Italia si colloca agli ultimi posti, con un valore economico dei contratti vinti pari a 17 (contro i 149 del Belgio, il 32 di Malta e il 29 dell'Ungheria, solo per citare le migliori performance).

 

 

Articolo tratto da "www.ilsole24ore.it"