Il giallo dell'Iva: nessuna agevolazione fiscale per le imprese costruttrici
Rischiano di rimanere a bocca asciutta i costruttori sul nodo dell'Iva per gli immobili invenduti.
Nella versione finale del decreto sulle liberalizzazioni inviata al presidente Giorgio Napolitano è infatti svanita l'ipotesi di ripristino del'Iva anche sugli immobili che il costruttore non è riuscito a vendere nei primi cinque anni dalla fine dei lavori. O meglio: l'agevolazione per le imprese edili alle prese con la crisi e l'allungamento dei tempi di vendita nel mercato immobiliare dovrebbe rimanere solo per l'housing sociale (sia per gli alloggi affittati a canone moderato che per quelli venduti sempre a prezzo calmierato).
La versione precedente del DL (soggetta a verifica del ministero dell'Economia) invece era la più ampia possibile: in pratica l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto, introdotta nel 2006, veniva cancellata sia per le locazioni che per le vendite degli immobili del "magazzino" delle imprese costruttrici. In questo modo si consentiva alla società che optava per il nuovo regime Iva di assoggettare comunque all'imposta l'affitto o la vendita di questi beni di impresa e di recuperare così a compensazione l'imposta versata in fase di costruzione.
Per l'Ance la battaglia contro l'esenzione va avanti da tre anni.
Nella versione finale del DL per le imprese edili è rimasta la possibilità di separare, dal punto di vista fiscale, le attività imponibili da quelle non imponibili, attenuando solo in parte l'incidenza dell'Iva sui costi di costruzione. Altrettanto magra consolazione può arrivare dall'aliquota Imu agevolata sempre per gli immobili dei costruttori rimasti invenduti dopo tre anni: il taglio allo 0,38% resta una mera facoltà dei Comuni, che per giunta dovrebbero scaricarlo interamente sulla propria quota di gettito, salvaguardando quella statale.
La seconda importante novità nel capitolo dedicato alle infrastrutture (tutto il titolo II del decreto) riguarda il piano carceri.
Nella versione definitiva torna il riferimento alla permuta immobiliare, che va ad affiancare il project financing. Si tratta di un vecchio progetto dell'ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, rilanciato dall'attuale ministro Paola Severino con il decreto sviluppo: cedere gli edifici storici, di pregio, in centro città e ottenere in cambio aree o strutture più adatte in periferia. Ed è proprio alla permuta che l'articolo 43 del dl liberalizzazioni fa ora cenno mantenendo in parallelo le due possibilità: lo scambio o la realizzazione di nuove carceri con i fondi dei privati, ripagati con un canone di gestione.
In quest'ultimo caso, il decreto scommette sul coinvolgimento delle Fondazioni bancarie: nelle società di progetto che dovranno poi realizzare l'opera le Fondazioni dovranno avere almeno il 20% del capitale.








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