lunedì 10 luglio 2017

Qualche passo avanti, ma ci sono ancora molti problemi!

Cambia il lavoro edile, ma i rischi rimangono gli stessi: mentre la tecnologia avanza, nei cantieri la situazione è ancora molto difficile. Di fianco alle nuove professioni ad alta specializzazione, infatti, migliaia di lavoratori del legno, dei lapidei, delle cave, dei laterizi e dell’edilizia devono lottare quotidianamente con stipendi sempre più bassi. E' la fotografia di Alessandro Genovesi, Segretario Generale della Fillea Cgil, che a Storemat ha tracciato un quadro della situazione nel settore. 

 

 

Com’è la situazione attuale nel settore edile?

Stiamo registrando segnali di ripresa nel reparto degli appalti pubblici: i dati più recenti confermano che dopo il rallentamento dovuto al passaggio al nuovo codice, sugli appalti pubblici si cominciano a vedere segnali di ripresa, quindi i cantieri cominciano a riaprire. La situazione, invece, rimane difficile nel settore del residenziale privato dove, in particolare, se il bonus energetico sta continuando a dare buoni risultati, il bonus antisismico invece no. Anche perché, se non si faranno dei correttivi, questa norma che potrebbe molto aiutare non decollerà e infatti, per ora i numeri sono irrilevanti. Si conferma la tendenza a una significativa fuga dal contratto dell’edilizia. Incominciamo a vedere ritorno al segno + ma se lo traduciamo in ottica di applicazione del contratto collettivo edile e quindi di applicazione delle norme del settore, vediamo una crescita di altri contratti in cantiere. Quindi anche dove c’è ripresa, non è detto che si traduca in una corretta applicazione dei contratti e quindi del lavoro. Anche noi Osservaorio casse edili facciamo fatica a fotografare la situazione.

 

Cosa c’è ancora da fare?

Per quanto riguarda le politiche attive, cioè gli appalti pubblici, ora che la discussione sulle regole del gioco è finita, abbiamo avuto dl 50, corposo correttivo poco più di 2 mesi fa, ora bisogna concentrarsi  sulla qualificazione delle stazioni appaltati, in particolare quella degli enti locali. Finita la discussione sulle regole, ora più cantieri si aprono più si qualificano le stazione appaltanti pubbliche, che fanno fatica a mettere in gara i progetti. Sul lato delle politiche industriali, penso che dobbiamo fare due operazioni: la prima, lo dicevo prima, è l’incentivo per l’antisismico, aumentare le percentuali in funzione di unità abitative o condominio, in funzione delle classi di rischio da cui si passa, però bisogna assolutamente eliminare il divieto di cedere crediti alle banche e agli istituti finanziari, perché in questo momento di difficoltà delle imprese edili, noi  rischiano che l’impresa non scelga il bonus. Perché i crediti sono cedibili all’azienda, ma non alla banca e quindi le aziende in crisi di liquidità, penso per esempio ai grandi condomini,  non accedono all’incentivo. La seconda cosa che assolutamente dobbiamo fare è favorire in maniera diretta la possibilità di intervento sui nuovi materiali. Mi spiego meglio: l’edilizia 4.0 non è solo il BIM: nel nuovo cantiere è, da una parte il montaggio a sé, ma anche l’utilizzo di nuovi materiali come cementi di nuova generazione, laterizi espansi che sono nuova tecnologia e che ovviamente hanno miglior prestazioni  ma anche costo minore rispetto agli interventi massivi. E quindi potrebbe essere una politica industriale buona quella di favorire ricerca e innovazione, ma anche alimentare di domanda. Per dare ossigeno.

 

E poi?

Poi serve, e qui bisogna lavorare davvero in Italia, (in parta l’Ance ne ha parlato ma per ora è solo uno slogan), affrontare il tema del contratto di cantiere. Se sono veri i dati del Cresme e cioè, se su 100 operai che lavorano in un cantiere, il 18% ha  partite iva mono-committente sotto i 9mila euro. L’altro 18% sono operai che hanno il contratto metalmeccanico-multiservizio-logistica, noi troviamo che quasi 1 lavoratore su 2 in quel cantiere non solo percepisce un salario più basso, ma soprattutto non ha le norme di sicurezza necessarie, perché non versa cpt, non ha formazione obbligatoria per il cantiere che fa la scuola edile, non ha certificazione, e quindi oltre a vivere un dumping salariale, vive anche un rischio. Se casca una gru, questa non si chiede se chi colpisce ha contratto edile o da dipendente o una partita iva, casca e basta. Quindi, questo è un argomento da trattare assolutamente. Perché finché c’è un’impresa corretta ma che subisce un dumpung, quell’impresa fa fatica a stare sul mercato, fatica a fare utili e di conseguenza a reinvestirli in formazione, professionalità, nuovi materiali. Fa fatica a crescere, insomma. E parliamo di un settore dove la dimensione media delle aziende è 3,2, quindi sono imprese piccole con uno o due dipendenti.

Queste sono un po’ le priorità, in termini di problematiche e proposte.