lunedì 4 settembre 2017

Che cos'è il BIM, come funziona?

Il National Institutes of Building Science lo definisce come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto” e in un’accezione più specifica di un edificio. Ma il BIM non è solo un prodotto, o semplicemente una tecnologia o un software, è un processo di evoluzione di un intero settore che va studiato e capito. Ecco perché abbiamo chiesto a un esperto di aiutarci a capire. Ci ha parlato di BIM l’architetto Francesco Ruperto, docente del Corso Di Laurea Gestione del Processo Edilizio - Project Management, nonché coordinatore scientifico del Master Building Information Modeling Former Research Fellow  dell’università La Sapienza.

 

Professore, che cos’è davvero il BIM?

 

Le definizioni possono essere varie. Letteralmente BIM vuol dire Building Information Modeling ma anche Building Information Model e già qui possiamo intendere due cose diverse: il modello digitale che contiene info sull’edificio, quando parliamo di Model, oppure intendiamo le attività che sottendono alla realizzazione di un edificio virtuale che contiene le informazioni dell’edificio reale, quando parliamo di Modeling. In generale, il BIM è un processo di generazione di gestione delle informazioni relative all’edificio sotto il profilo

 

Perché è diventato così importante in edilizia, di recente?

 

Il tema della modellazione a oggetti dell’architettura non è recente. Tecnicamente e scientificamente è noto da almeno 30 anni. Diciamo che c’è stata un’accelerazione dell’interesse per il tema soprattutto dal gennaio 2014, quando la Comunità Europea ha emanato la Direttiva Appalti in cui s’invitava i Paesi membri a utilizzare metodi e strumenti di modellazione elettronica nei propri codici degli appalti. L’invito a utilizzare il BIM è stato accolto e infatti, il nostro Nuovo Codice Appalti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 aprile  2016 all’articolo 23 comma 13 introduce la possibilità di utilizzare metodi e strumenti elettronici. Si dice che “le Stazioni Appaltanti, entro sei mesi dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti, per le nuove opere e i servizi di progettazione, potranno chiedere l’uso del BIM, purché i lavori siano di importo superiore alle soglie comunitarie, salvo estendere gradualmente questa previsione anche per lavori di minore importo”. All’inizio sarà facoltativo, poi si valuteranno gli interventi necessari e le tempistiche per sua la graduale introduzione obbligatoria, in base alla tipologia delle opere e dei servizi da affidare e al loro importo.

 

 

Il BIM è diventato fondamentale e infatti, sono nati anche dei corsi di laurea, come quello in cui insegna lei.

 

Il mio non è un corso di laurea, ma un master post laurea di cui sono coordinatore scientifico. E’ un corso di studi nato per rispondere alla crescente domanda di formazione di nuove figure professionali dedicate alla Gestione Integrata delle Informazioni legate al Ciclo di Vita degli Edifici, ma in realtà questa materia avrebbe bisogno di una diffusione più capillare. Attualmente ci sono dei moduli che parlano di BIM all’interno di alcuni corsi di laurea ma è un settore troppo vasto che andrebbe approfondito. E’ un processo che ha bisogno di tempo, bisogna rimettere in linea tutte le discipline e inserirlo nei programmi formativi degli studenti di ingegneria e architettura.

 

In che modo le aziende dovranno mettere in atto il BIM?

 

Prima di tutto c’è da dire che quando noi parliamo di BIM, dovremmo parlare di digitalizzazione del settore delle costruzioni, di cui BIM è diventato sinonimo. In realtà tutto il comparto edile si deve evolvere, anzi si sta evolvendo, verso una progressiva digitalizzazione dei processi. Quando noi diciamo BIM non vuol dire che anche chi produce il singolo oggetto di edilizia è costretto a dover modellare cose, piuttosto, chi produce, per esempio, sanitari deve rendere disponibili i propri prodotti oltre che in formato reale, ovviamente, anche in formato digitale che in qualche modo è leggibile dai software BIM. Che vuol dire? Che le aziende produttrici di componenti edili dovrebbero preoccuparsi di realizzare il proprio prodotto oltre che in bene finito e pronto all’uso, anche in formato digitale. Per le imprese di costruzione, invece, è diverso. Per loro utilizzare il BIM significa tenere sotto controllo tempi e costi della nuova costruzione o del restauro che sia. Gli studi di progettazione, poi con il BIM possono verificare scelte progettuali, possono generare elaborati grafici, computometrici ecc.

Quindi, come dicevo all’inizio, BIM è una bella parola che ogni azienda può coniugare in modo differente, ma tutto all’interno un unico grande ecosistema digitale in cui le informazioni possono essere usate secondo gli stessi paradigmi.